Organi in movimento per dare vita al ciclo del motore a 2 e 4 tempi, nelle varie fasi descritte.
Ma tutti questi componenti non sono lì per caso e non stanno ...in piedi da soli.
Il cilindro è ben saldo attraverso barre filettate (prigionieri) al blocco motore (carter) Nel cilindro corre il pistone.. Già il pistone, ma sono davvero tutti bicchieri "rotondi"? Beh ovvio se il cilindro è rotondo lo deve essere anche il pistone no? Certo, ma se il cilindro è ovale? No, non è un gioco di prestigio. Esistono e a proporlo fu la Honda con la sua NR. Un condensato di tecnica che a metà degli anni 80 fu messa in commercio per una cifra di circa 80 milioni delle vecchie lire. Roba da collezionisti e anche la produzione di serie tornò al cilindro nel vero senso della parola...
Il pistone è collegato all'albero motore (a gomiti o collo d'oca per la sua forma) attraverso una biella. Uno spinotto unisce il pistone alla biella tenendolo in sede all'interno del cilindro. Bielle in titanio o materiali pregiati sono oggi prerogativa non solo dei motori più evoluti e/o performanti.
Gli alberi a cammes in testa, sono caratteristica oggi comune, anch'essi una volta destinati nvece ad essere montati su motori particolari.
L'albero a cammes, tramite gli eccentrici agiscono sulle valvole spingendole in basso , a loro volta richiamate poi da molle. Tutto questo insieme di meccanismi, che sta nella parte alta del motore (testata) è chiamato distribuzione.
Famosa ed ancor oggi in uso sulle bicilindriche bolognesi DUCATI, (sia da strada che da corsa) quella desmodromica , dell'ingegner TAGLIONI. Che merita un capitolo a parte.
Nei motori a 4 tempi Le valvole possono essere due (anzi almeno due, una di scarico ed una di aspirazione) e spesso più di due, come normalmente avviene da molti anni sui motori in produzione di serie e non solo da corsa.
Lo spaccato di un motore della Honda VFR 800 VTEC mette ben i n vista gli organi meccanici all'interno del motore. Bielle, alberi a cammes, valvole, pistoni ingranaggi

SEDICI VALVOLE . Ma che vuol dire?
Espressione usata spesso per evidenziare la tipologia della distribuzione, frase che sentiamo da anni e ci da l'idea della sportività di un motore, delle prformances oltre che della tecnologia adottata.
Sedici valvole, vale a dire quattro valvole per cilindro nel caso dei motori a a quattro cilindri (quindi 4 per cilndro anzichè due).
Il numero sale a venti valvole restando sui 4 cilindri, valee a dire 5 valvole per cilindro. Come nel caso della Yamaha che adottò negli anni 80 questa soluzione sulle sue FZ 750.

Perchè tanti cilindri? Si dice da sempre che il bicilindrico sia il motore per eccellenza per definizione, in campo motociclistico. Minori vibrazioni rispetto ad un monocilindrico, oltre che pienezza di utilizzo, coppia. Il 4 cilindri è infatti ritenuto dai "puristi" delle due ruote , troppo....automobilistico.
A proposito di vibrazioni, spesso per ridurne il numero e l'effetto, viene adottato l'uso di un contralbero. Aumentano quindi gli organi in movimento all'interno del nostro carter motore...
A parità di cilindrata un motore più frazionato, cioè con più di 2 cilindri, esprime una potenza maggiore. Questo per quanto riguarda l'aspetto tecnico e delle prestazioni. Poi l'innovazione , la tecnologia e spesso le "mode " hanno fatto il resto.
Ma più cilindri significa anche più materiale, più manovellismi e quindi più organi e alla fine più ingombro, più masse e più peso. Ancora una volta la tecnologia e l'uso di parti speciali come le leghe, hanno permesso ormai da tanti anni di raggiungere livelli di peso ingombro minimi , sempre in proporzione al numero dei cilindri.
C'è un abisso solo a guardarle, le moto di oggi paragonate a quelle che fecero l'apparizione sul mercato nei primi anni 70, le prime maxi plurifrazionate giapponesi, ma non solo; anche i modelli delle vecchie scuole bicilindriche, le moto inglesi tedesche e italiane in quanto a masse ingombri non scherzavano e non solo all'apparenza all'aspetto fisico, ai materiali, benchè "solo" bicilindriche. Ancor oggi certe sembianze sono da elefante e danno il senso di ..pesantezza solo a guardarle.
Ad opinione personalissima, cito ad esempio le moto guzzi che sembrano uscite da un monoblocco in ghisa, simili più a delle caldaie a gas che a motocicli. Non me ne vogliano ingegneri e aficionados del Marchio di Mandello......

Due o quattro cilindri, scelte costruttive dettate da filosofie di pensiero oltre che dai costi di produzione. Nei primi anni 70 arrivano le maxi giapponesi e in Italia si cerca di combattere il fenomeno emergente. E arriva anche il 6 cilindri. Honda presenta la cbx 1000 , kawasaki la Z1300. Risponde la Benelli (marchio poi associato alla Guzzi) con la sua 750/6 e 900 sei.

Nessuna di loro, sia Jap che italiana avrà successo. Hanno solo il sapore di novità, nate quasi per fare scena, in un certo senso per...stupire. MA il plurifrazionato è adottato anche sulle medie cilindrate e ancora una volta Honda ci porta la sua 350 four, poi la 500, e ancora una volta Benelli/ guzzi risponde con la serie GTS. Guardate il disegno dei cilindri le alettature..e poi dicono che a copiare sono i giapponesi. Per alcune leggi di importazione, atte a penalizzare l'ingresso delle 350 cc giapponesi, nscono le 400 cc. Ancora una volta Honda con la sua four 400 "obbliga" le case italiane a far salire di cilindrata le sue GTS. La suzuki ci porta il gioiellino della sua GT380 o 550.
StiAmo ovviamente parlando di moto di serie. Nelle competizioni il quattro cilindri aveva da tempo mandato in pensione il meno performante bicilindrico ed anche le Case italiane, se non tutte , a poco a poco presero la strada del 4 cilindri. e nacquero le nostre gloriose moto da corsa anche con i motori plurifrazionati.
Torniamo alle moto ...targate. Peso quindi, ingombri e costi. Ma tutto cambia, come detto anche grazie ai materiali pregiati usati nn solo per ciclistica e telaio, ma anche per le parti meccaniche. il peso e gli inombri per un 4 cilindri oggi non sono certo il problema maggiore . Da anni la Yamaha vanta di avere un 4 in linea (4 cilindri affiancati) più stretto della categoria già con la serie XJ riuscì a ridurre l'ingombro laterale del suo 4 quadricilindrico proseguendo su questa strada attraverso la serie FZR per arrivare ai giorni nostri con le notissime YZR
Sempre parlando di ingombri dei plurifrazionati, in alcuni casi si è arrivati a progettare un 4 cilindri che anzichè in linea fosse disposto a V all'interno del telaio. E' il caso della Honda VFR. Due cilndrii dietro e due davanti danno oltre che resa di coppia ed erogazione diversa data la diversa rotazione e fasatura del motore, anche ingombri "quasi" da ....bicilindrico.
I MOTORI NON SONO TUTTI UGUALI
Ma la disposizione a V non sempre è nata per "esigenze", spesso è infatti una filosofia costruttiva di una casa o di un progettista, come nel caso citato della Ducati.
Quindi i motori alloggiati all'interno del telaio delle nostre moto non sono fatti tutti in egual modo. Una volta era ancor più visibile questo particolare, oggi solo le naked mostrano la loro architettura meccanica , le ipersportive nascondono invece tutto con la carenatura, come fanno le auto con la carrozzeria.
IL BOXER: merita un discorso a parte il caso della casa Bavarese BMW che restando nei bicilindrici mette da sempre nel proprio BOXER i due cilindri contrapposti.

MOTORI a "V" e a "L"
Moto Guzzi RESTA da sempre fedele allo schema di prima progettazione con i cilindri disposti a V che escono ai lati della moto (come il boxer BMW) . Gli ingombri invece si riducono se la V è disposta entro il telaio, specie nel caso dei 4 cilindri, come nella Honda VFR, il V4 più longevo e conosciuto del panorama motociclistico. Serie come il VF proposto in varie cilindrate (400/500/750/1000) o come il VFR . Moto che hanno fatto storia come il Transalp di casa Honda o come la supertenerè di Yamaha. E anche motori che equipaggiano le Aprilia stradali e da corsa sono a V. Potrei continuare quasi all'infinito... Non dimentichiamo di parlare di Suzuki che con il suo V STROM e la serie SV da 650 e 1000 è buona fetta di queste V2, o la cagiva (RAPTOR) che adotta propulsori Suzuki.
Il passato ci porta gli esempi della MOTO MORINI 3 e 1/2....

Per i meno...giovani, impossibile dimenticare il V4 a due tempi per eccellenza, la YAMAHA RD 500 LC!!! Che insieme alla Suzuki Gamma 500 raccolse pregio e popolarità e risultati nei trofei monomarca in pista verso la metà degli anni 80.

Anche se la Suzuki GAMMA , sempre a due tempi , era in realtà un motore detto ini "quadrato" non in linea quindi e nemmeno a V. due cilindri davanti, e due dietro, come le sue stesse moto da corsa degli ani d'oro di Sheene, Lucchinelli, Uncini, Mamola....

Abbiamo parlato di maximoto, riferendoci alle prime 750 che suscitarono stupore e che diedero il via al mercato nei primi anni 70 equipaggiate principalmente con motori a 4 tempi, ma ci sono gioielli più o meno moderni a due tempi, che è difficile dimenticare come la suzuki RG 250 V, il cui motore equipaggiava anche le Aprilia stradali prima che Aprilia decidesse di fare da sola.
Per non far torto anessuno ecco un altro famosissimo motore a V. Quello delle Harley DAVIDSON
Per "semplificare" si potrebbe affermare che per V si intende un angolo più o meno stretto ma inferiore ai 90° della L di Ducati.
E la Ducati?
Ecco, contrariamente a quanto in molti pensano il propulsore Ducati, per stessa definizione della Casa è unu motore ad "L".

QUANDO I CILINDRI SONO......DISPARI
Cioè Il tre cilindri. Ovvio, nel panorama mondiale attuale ma soprattutto del passato non mancano i numeri...dispari, sia a due che a 4 tempi.
Le inglesi Triumph, BSA, Norton, oltre ai bicilindrici noti, anche oggi riproposti in chiave moderna, con le loro Bonneville, Lighting ecc, hanno proposto in passato dei tre cilindri a quattro tempi come la trident (triumph) ed oggi ovviamente con meccanica tutta nuova la Triumph è presente sul mercato con modelli interessanti come la Speed Triple nel settore delle naked o con la Tiger nelle endurone.
Tutti in linea o frontremarcia salvo casi particolari come la Honda NS 400 che voleva riproporre tra le piccole belve a due tempi lo schema di una moto da gran premio usata negli anni 1983/1985 da Freddie Spencer, MArco Lucchinelli e altri piloti di team privati.
Curiosa e singolare la disposizione di questo 2 tempi a 3 cilindri, nevvero?
I vecchietti come me ricorderanno di certo altre 3 cilindri che hanno fatto storia, la LAVERDA 1000 tra le quattro tempi (alcuni modelli Yamaha come la seie XS) , e nelle due tempi le fortunate e gloriose serie MACH della Kawasaki proposte nelle varie cubature, prima da 750 cc poi da 500 e nelle piccole 400.
Anche la Suzuki presentava le GT 380 e 550 a tre cilindri in linea due tempi raffreddato ad aria tra le medie del periodo 1975 circa.
LE " SOGLIOLE" : sempre affini ai motori con cilindri in linea, ma non frontemarcia , cioè il motore non guarda avanti come chi sta seduto sulla moto, bensì è rovesciato su di un lato IL MOTORE a sogliola è un altro esempio di diversa architettura costruttiva e alloggiamento. Ne sono esempio le BMW con la serie K75 e K100.

conclusioni:
SOTTO LA SELLA ci troviamo quindi le più svariate tecnologie o filosofie costruttive ma senza altri elementi fondamentali le nostre moto sarebbero ferme, non si andrebbe da nessuna parte. Cosa manca?
Beh la benzina prima di tutto, e quindi sarebbe il caso di parlare dell'alimentazione a carburatori o iniezione.
E poi come fanno tutti gli organi a trasmettere il movimento alla ruota? Ha già manca la trasmissione e ovviamente il gruppo frizione/cambio
E una volta avvaiti sianìmo certi che il motore non surriscalderà dopo tanti kilometri? Quasi quasi serve un sistema di raffreddamento..............
Quindi la storia continua.....